Blog personale del Dan Raba' Israelediversa | Israele Diversa | Il Cannocchiale blog .

Israelediversa
DIARI
19 maggio 2013
Confusione (Osp.Psichiatrico)
Ho cominciato a scrivere la mia esperienza in Ospedale, ma i ricordi sono confusi e dolorosi.
In un reparto chiuso la sensazione piu' forte e' quella di essere rinchiuso con altri 40/50 malati, di cui non sai nulla
e di cui istintivamente hai paura. La cosa piu' evidente sono le urla dei pazienti e le urla degli infermieri. Raramente ti parlano normalmente, spesso urlano come fossero i pastori di un gregge disordinato,
La violenza e' la paura piu' grossa, sei minacciato    mi interrompo per coordinare le idee... i ricordi mi fanno sudare.  

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SOCIETA'
18 maggio 2013
Il reparto Chiuso (Osp.Psichiatrico)
Sono stato in un Ospedale Psichiatrico, qui in Israele, di recente.  In Italia ho conosciuto una Casa di Cura privata e
un Ospedale Psichiatrico pubblico a Milano ma sono esperienze di molti anni fa!L'Ospedale e composto da un grande numero di padiglioni, ogni padiglione due reparti indipendenti, Molti reparti chiusi, un reparto aperto alcuni reparti penali, tipo carcere e un reparto geriatrico. Sono passato in tre diversi reparti chiusi nel corso di alcuni
periodi diversi di ospitalizazione e sono stato alcune volte nel reparto apertQuano.
Ero stato una volta in questo Ospedale per visitare una mia amica, ma nel reparto chiuso non si puo' entrare, c'e' una camera per le visite.
Ci sono alcune cose che ti sorprendono quando entri nel reparto chiuso (parlero' poi del reparto aperto )
Prima di tutto tutte le porte sono chiuse a chiave, prima di arrivare dalla "accettazione" al reparto fai un lungo tragitto,e passi varie porte. Sei accompagnato da un' infermiere. Nel Reparto chiuso il personale e' composto da numerosi uomini qualche donna, personale non specializzato di aiuto e donne arabe che fanno ogni giorno le pulizie. Si entra nel reparto e c'e' un'enorme stanzone, squallido, completamente vuoto con 4 o 5 sedie. Qui vagano i pazienti, alcuni stesi per terra, alcuni seduti sulle poche sedie. E' vietato fumare!  Io non fumo, non ho mai fumato! Qui tutti fumano, continuamente, la giornata e' divisa in tempi in cui si sta nel cortile e si puo' fumare
e tempi in cui si e' rinchiusi nello stanzone.Quando le donne arabe finiscono la pulizia si aprono le camerate
nel reparto chiuso ci sono 3 o 4 letti ed un bagno/doccia.Chi puo' si mette a letto.
Nel reparto ci sono sempre piu' persone di quanto il reparto puo' contenere, percio' mancano letti e materassi.
A me l'infermiere ha dato un letto, una coperta un cuscino un lenzuolo e un piccolo asciugamano.Quindi ci sono alcuni pazienti senza letto, dormono per terra o cercano di occupare il letto di un'altro.
Ci sono alcune camerate per gli uomini e alcune per le donne, ma il reparto e' misto.
Domina lo stanzone la stanza degli infermieri e l'infermeria, tipo acquario: ci sono alcune finestre che si affacciano sullo stanzone per controllare cosa succede, Ci sono alcune telecamere che controllano le camerate, la camera di contenzione (dove vengono legati al letto i pazienti violenti) e una camera foderata per quelli che
cercano di ferire se stessi in vario modo. Solo gli infermieri e gli aiutanti vengono a contatto coi reclusi, psicologi e psichiatri comunicano con le persone che vengono condotte nei loro uffici. Si vive in un clima teso di paura e di violenza. Ci sono varie cose che stupiscono chi viene per la prima volta in questo posto.
Quando si mangia si usa solo il cucchiaio nel reparto chiuso, nel reparto aperto cucchiaio e forchetta, non ci sono coltelli, il motivo e' chiaro ma e' molto difficile mangiare solo col cucchiaio.
C'e' un'autoparlante che chiama i pazienti e viene usato per le varie comunicazioni, tre volte al giorno c'e' la distribuzione delle medicine. Allora ci si mette in fila (40 persone))  la scena e' molto triste e la fila e' sempre tesa e ci sono persone che "disturbano|" o fanno scenate di vario tipo.
La stessa fila per ricevere da mangiare in una stanza dove sempre mancano posti a sedere ...
continua.......
SOCIETA'
17 maggio 2013
Il Disturbo Bipolare
Io sono affetto dal Disturbo Bipolare! La parola "disturbo" e' chiamata in inglese  "disorder"  ovvero "disordine".
Nel linguaggio di tutti i giorni si usano termini spesso imprecisi, offensivi o negativi legati alla violenza e alla paura.
Il disturbato non sempre e' violento e non sempre il suo disturbo e' evidente. Spesso il malessere e' tutto interiore.
Cosi si chiamano i disturbati : pazzi, matti, squilibrati,maniaci deficienti, ritardati, malato di mente etc  etc  .
Oggi invece la medicina psichiatrica riesce a suddividere le malattie della mente in varie e differenti categorie,
i farmaci poi hanno reso meno violente gli stati di sofferenza e spesso rendono la vita del malato sopportabile.
Riguardo la depressione bipolare da un verso vi e' lo stato depressivo, il senso negativo, il senso di colpa, il sentirsi inutile ed inabile fino a fantasie e tentativi di suicidio.  Invece La fase opposta e' un complesso di Onnipotenza che io chiamo complesso di Napoleone o complesso del Profeta...dove il malato crede di poter far tutto piano piano intorno a lui si cerca di fermare l'ipperattivita' del soggetto.
Nel mio caso io ho vissuto lunghi anni in uno stato di leggera depressione seguito con psicofarmaci ed ho avuto
tre episodi di "mania" il primo a 17 anni, il secondo a 26 anni e l'ultimo a 53 anni tre anni fa.
A  17 anni ho impiegato un'anno per tornare ad una vita normale (tornare al Liceo).
A 26 anni dopo un'anno di apatia e inattivita' a casa sono partito per Israele e la mia cura e' stato il Kibbutz
(comune agricola)  Ora invece sono tre anni che il mio stato e di acuta depressione e non riesco a tornare
ad una vita normale.
Ora con il compiuter ritorno un poco ad esprimermi, mentre per lungo tempo sono stato zitto e fermo.
Ho sempre scritto molto e spero che questo mi aiuti a rimettere in moto il cervello.
 

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vita familiare
12 maggio 2013
Riflessioni... ricordi
I ricordi di quando ero bambino sono ricordi ricostruiti sui racconti di mio padre, mia madre invece non raccontava mai le sue esperienze .Ho una zia qui in Israele, la sorella piu' piccola di mia madre, molto simile per alcune cose a lei, per anni non ha raccontato nulla ai figli che chiedevano cosa era successo  nella sua infanzia.
Una particolarita' di come lavora la nostra mente e'che certi ricordi e fatti dolorosi vengono apparentemente cancellati per poi comparire molti anni dopo.
Il progresso negli studi della mente umana e gli sviluppi riguardo alle reazioni a traumi e shock hanno portato alla definizione di un gruppo di reazioni chiamata "post Trauma".
Il post Trauma riguarda persone che hanno vissuto incidenti automobilistici, terremoti  o fatti di terrorismo come pure episodi particolarmenti cruenti di guerre. E' lo stato di  shock di guerra, i ricordi vengono nascosti nella profondita' della psiche umana e ricompaiono anche dopo anni di "amnesia|"
si vivono  cosi' paure che apparentemente non hanno una causa diretta. Panico e angoscia.
 

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permalink | inviato da dan raba' il 12/5/2013 alle 14:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
vita familiare
12 maggio 2013
L'Olocausto
In Israele vivono 190 mila soppravvissuti del' OLocausto. Se consideriamo la storia del Nazzismo e del Fascismo parliamo degli anni '30 e '40. Consideriamo anche quelli che allora erano bambini e non furono risparmiati dai tedeschi (un milione di bambini morti), parliamo di persone che hanno oggi 65 anni o piu'.
In Israele oggi si chiama  Shoah, Un termine nuovo che si spera venga adottato nel mondo , piu' intenso e terribile dei termini Genocidio, Sterminio e Olocausto.
IL popolo ebraico fu decimato di un terzo, 6 milioni di morti. se si pensa che oggi in Israele vivono poco piu' di 6 milioni di ebrei e' come se tutta la popolazione dello stato sia stata uccisa sepolta in fosse comuni o incenerita nei forni dei Lagher nazzisti.
Non scrivo qui la storia della Shoah... voglio scrivere la mia esperienza personale di figlio 
di una coppia di genitori che erano bambini quando in Italia si proclamarono le leggi raziali e poi si combatteva  italiani contro italiani con americani  tedeschi e partigiani.
In quei tempi i miei genitori erano in fuga, mia madre in Svizzera ( in un campo profughi di cui non parlo' mai ) mio padre era in montagna con la famiglia difesa dai partigiani.
Mio padre vide fucilare un partigiano da un plotone nazzista.
Ormai i miei genitori non ci sono piu' e molte domande restano senza risposta, io tento di rivivere quello che loro provarono, e' una eperienza tramite la quale cerco di capire la personalita' complessa dei miei genitori e la loro influenza profonda nella mia formazione, esperienza non verbale, ma  comportamentale.

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permalink | inviato da dan raba' il 12/5/2013 alle 9:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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